La notte del 6 marzo 1266 infuria la tempesta. Beatrice, figlia di Manfredi di Svevia, re di Sicilia, ha solo sei anni ed è eccitata all'idea di partire per l'Epiro insieme ai fratelli più piccoli. Il viso pallido di sua madre e gli occhi segnati non sembrano però quelli di chi è in procinto di prendere il mare per un viaggio di piacere. E, infatti, la nave che è bloccata nel porto di Trani dovrebbe portarli in salvo, prima che gli emissari di Carlo d'Angiò li raggiungano. Dopo aver sconfitto e ucciso Manfredi, il fratello del re di Francia ha bisogno di eliminare anche i suoi eredi, per impadronirsi del regno di Sicilia, con il favore del papa. Fatta prigioniera e separata dal resto della famiglia, di cui a lungo ignorerà le sorti senza darsene pace, per diciotto anni Beatrice vede solo le pareti di una cella, ed è in un feroce desiderio di vendetta che trova la sua unica ragione di vita. A darle un po' di conforto, Calisto, il giullare che con le sue storie ne allietava i giorni di bambina e ora continua a vegliare su di lei. Dal suo confino, Beatrice, ormai donna, sa di essere una pedina in un gioco molto più grande, e che per la figlia di un re sconfitto la libertà è un traguardo quasi impossibile da conquistare. Ma nelle sue vene scorre il sangue indomito degli Svevi e, quando gli eventi creeranno le condizioni per la sua scarcerazione, si troverà di fronte a un dilemma: rimanere schiava dell'odio che la consuma o scegliere l'amore e la felicità che il destino sembrerebbe offrirle? In un sapiente gioco narrativo in cui la vicenda di Beatrice di Svevia interseca quelle di figure storiche come il conte Ugolino, Giotto e Dante, Ornella Albanese ci restituisce il ritratto di un personaggio femminile seducente e ricco di complessità. Una giovane donna segnata da esperienze crudeli, ma fiera nel perseguire il proprio riscatto, che diventa emblema di forza e determinazione nel rivendicare il proprio ruolo nel mondo.
La mia opinione
Ho aspettato un po' a scrivere la recensione di quest'opera, tali e tante sono state le emozioni che mi ha suscitato.
Intenso e struggente, "Figlia dell'ultimo re" è un romanzo di grande intensità emotiva che coinvolge e commuove fin dalle prime pagine, quando conosciamo Beatrice e i suoi fratellini, Errico, Federico e il piccolo Enzio, di appena un anno, aggrappato alla madre, la regina Elena Ducas degli Angeli, stretto a lei come un tenero gattino indifeso.
Re Manfredi è stato sconfitto e ucciso in battaglia e la sua famiglia si trova in grave pericolo. La regina vuole fuggire in Epiro per trovare rifugio presso i suoi genitori, ma il mare spesso sovverte i piani degli uomini e una spaventosa tempesta la costringerà a rimandare la partenza. Poche ore basteranno per cambiare il destino degli Svevi. Tutti i componenti della famiglia reale saranno catturati, separati, e scompariranno nel nulla.
Beatrice è la figlia maggiore di Manfredi, una principessa di appena sei anni che la mala sorte costringerà a crescere in fretta. Dopo la sconfitta del padre, dovuta al tradimento dei baroni e alla slealtà dei francesi, in una sola notte, la bambina perde tutto ciò che ama: la sua casa, gli affetti, il rango, ma soprattutto verrà privata della libertà per diciotto, lunghissimi anni.
Potrebbe sembrare inconcepibile imprigionare una bambina innocente, ma all'epoca non ci si faceva tanti scrupoli, anche se, bisogna riconoscerlo, a dispetto del trascorrere dei secoli, ancora oggi i bambini vengono sacrificati nelle guerre degli adulti con altrettanta, ignobile crudeltà.
Le pagine in cui l'autrice, con straordinaria empatia, descrive la vita di Beatrice in prigione, abbandonata a sè stessa, con l'unico conforto dei ricordi e il sostegno dell'odio a tenerla in vita, per me sono fra le più belle del romanzo.
Non poteva guardarsi il viso. Aveva provato nell'acqua della bacinella, ma era un'immagine troppo labile. Così si osservava le mani. Le sue piccole mani di bambina si erano trasformate in mani di ragazza e poi sarebbero diventate mani di donna, e poi mani rugose di vecchia. Sarebbe diventata vecchia, dentro quella prigione.
E' dono e privilegio degli autori rendere la voce a quei personaggi storici che sono stati ridotti al silenzio. Con la sua scrittura elegante e sensibile, Ornella Albanese ci restituisce i pensieri, gli stati d'animo, le speranze, il dolore, la disperazione di una principessa che è stata dimenticata per troppo tempo. Fra le pagine toccanti del romanzo, Beatrice riprende vita. E non conta il trascorrere dei secoli, la sentiamo vicina a noi, e insieme a lei vibriamo di rabbia per l'ingiustizia subìta, gioiamo quando ritrova una parvenza di libertà.
Non sapeva quale delle sue nature avrebbe prevalso.
Quella che la induceva a comportarsi e a parlare come si conviene a una fanciulla ben nata, che le faceva suonare il salterio e leggere versi d'amore. Oppure quella selvaggia e feroce, che per lunghi anni si era nutrita con il pensiero della vendetta. Che ogni notte ripeteva le parole dell'orgoglio, desiderando solo il sangue dei suoi nemici.
Lo specchio le rimandava l'immagine sorridente della prima, nell'anima sentiva ringhiare la seconda.
"Figlia dell'ultimo re" è un romanzo dalle tante sfaccettature. La ricostruzione storica, accurata e minuziosa, s'intreccia in maniera efficace con la parte romanzata e non manca una vena romantica quando, ormai adulta, Beatrice avrà la possibilità di sposarsi.
Un personaggio fondamentale del romanzo è Calisto.
Giullare di corte, poeta, musico, intrattenitore dei principini Svevi e amico di Beatrice.
Lui usava voci diverse, come quando era ragazzo con loro bambini. Quelle voci avevno mille sfumature, erano scanzonate o malinconiche, stentoree o bisbigliate, misteriose, lievi, tragiche, beffarde, e rendevano magico il racconto.
Sgraziato nel corpo quanto nobile nell'animo, Calisto è forse il vero protagonista della storia. A differenza di molte altre figure realmente esisitite, che appaiono nelle pagine del romanzo, Calisto è nato dalla fantasia dell'autrice, eppure la sua figura assume una tale forza, personalità ed efficacia, da sembrare reale. E' l'emblema del più devoto sostenitore degli Svevi e come tale non li abbandonerà mai. Rappresenta anche la forza del singolo, l'uomo che non si arrende alla malvagità del mondo ma, con le sue sole forze, cerca di porvi riparo.
Un altro personaggio che mi è piaciuto ritrovare nella storia, seppure in una cammeo, è Matthias, il falconiere dei re, il protagonista dell'omonimo romanzo che ho amato moltissimo.
Il mistero della scomparsa dei tre principini tormenterà Beatrice per tutta la vita. Da appassionata di storia sveva mi sono chiesta anch'io, in passato, che fine avessero fatto i figli di Manfredi, scomparsi senza lasciare traccia. Si narrava che fossero stati imprigionati a Castel del Monte e una leggenda racconta come nelle notti di tempesta si sentano ancora i loro lamenti... anche quest'enigma storico troverà soluzione alla fine del romanzo.
I miei più vivi complimenti all'autrice per questo bellissimo romanzo in cui riconferma le sue straordinarie doti di narratrice e una sensibilità fuori dal comune.
Consiglio "Figlia dell'ultimo re" a chi ama i romanzi storici, a chi vuole approfondire la storia medievale e le vicende della sfortunata dinastia Hohenstaufen, e soprattutto a chi, nella lettura, cerca grandi emozioni.
Potete trovare il romanzo in tutte le librerie o su AMAZON

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